Tafanus: La Trilogia Sexo-Pasquale di Lameduck su misoginia e maschilismo.
Stiamo diventando un popolo di celoduristi da bar dello sport?
Tafanus: La Trilogia Sexo-Pasquale di Lameduck su misoginia e maschilismo.
Stiamo diventando un popolo di celoduristi da bar dello sport?
Le balle spaziali di Calderoli, che brucia 375.000 leggi: sei volte TUTTE quelle esistenti.
Lettera aperta a Mara Carfagna, Ministra per Caso
Quando lei, per il divertimento della stampa estera, è stata nominata Ministro, con un atto che a molti ha ricordato lo statista Caligola, deve aver rivolto un pensiero di gratitudine, ma anche di forte incredulità ed imbarazzo al suo “donatore di poltrona” (o di dormeuse?). La stampa tedesca si è dilettata nello scovare le sue foto scollacciate. Il “Bild”, il più diffuso settimanale popolare tedesco, l’ha definita “la più bella ministra del mondo”, e forse non ha sbagliato.
Ma a nessun giornale, proprio a nessuno, è venuto in mente di analizzare i suoi meriti politici e professionali. Nessuno, proprio nessuno, ha avanzato il sospetto infamante che dietro le sue fattezze ci fosse anche un qualsivoglia pensiero politico. D’altronde nessuno, in anni di scaldatura di un seggio in parlamento, aveva avuto il piacere di sapere quale fosse il timbro della sua voce. Quando, nei vari “totoministri”, è apparso con sempre maggior insistenza il suo nome, tutti abbiamo pensato ad uno scherzo.
Non era uno scherzo. Un bel giorno, abbandonati gli svolazzanti abitini da “partecipante” a Miss Italia, a Domenica In, a Piazza Grande e alla Domenica del Villaggio, ce la siamo ritrovata in un castigatissimo e sobrio giacca-pantalone (si chiama così?) color ghiaccio. Molto, molto ministeriale. Dobbiamo confessarle che, da vecchi bavosi, la preferivamo in versione porno-soft. Tant’è. Ancora una volta, il Cavaliere è riuscito a stupire il mondo, nominandola Ministra (micacazzi!). L’ha presentata come “Dottoressa Avvocato Mara Carfagna”, mentre a noi risulta solo una laurea in giurisprudenza conseguita presso la prestigiosa Università di Fisciano (SA). Un polo d’eccellenza che il mondo ci invidia.
Una volta nominata ministra, qualcuno deve averle spiegato che non poteva insistere nell’ostinato e riservato silenzio che aveva caratterizzato la sua vita da parlamentare semplice. Fra i compiti dei ministri, si dice che ci sia anche quelli di prendere delle decisioni, e persino di parlarne. E così lei, preso il coraggio a quattro mani, ha parlato, ignorando il proverbio (attribuito erroneamente da alcuni a Dante, da altri a Monteverdi): “un bel tacer non fu mai scritto”…
Dopo aver scoperto la bellezza delle parole del Papa Natzinger contro la 194, e dopo aver attribuito il calo delle nascite a questa ignobile legge che facilita gli aborti (che peraltro sono dimezzati, da quando erano praticati in tinello dalle mammane), adesso scopre che dare il patrocinio al Gay-Pride (patrocinio che finora c’è sempre stato), è cosa non ignominiosa – per carità! – ma assolutamente inutile, visto che ormai l’Italia è un paese dove il pregiudizio contro gli omosessuali è assolutamente superato. Voce dal sen fuggita (Metastasio).
Ora, con tutte le cose serie di cui potremmo occuparci, lei ci sottrae del tempo, costringendoci ad occuparci di lei. Pregiudizio superato? Vediamo. Forse lei, prima di lasciarsi fuggire dal sen questa voce, avrebbe dovuto accertarsi di aver ben collegato la bocca al cervello, cosa che ha colpevolmente trascurato. Lei, come dovrebbe sapere, è stata alleata, fin dall’inizio della sua carriera politica (si fa per dire), con gente che si è saltuariamente occupata di omosessuali. Le citerò (ma solo andando a memoria) qualche esempio preclaro del superamento del pregiudizio:
L’esempio più datato è quello dei nazifascisti (di cui era capetto anche quello che Fini definiva “il più grande statista del secolo”), che passavano per i camini ebrei, zingari, down, omosessuali ed altre categorie non discriminate. Lei è stata a lungo fedele, meditabonda, silente alleata sia di fascio-fini che della affezionata nipotina. O no?
Alcuni anni dopo, un altro esponente illustre della sua coalizione, tale Storace, si è prodotto in una serie di manifestazioni di “cessato pregiudizio” nei confronti degli omosessuali. Ricordo di quando sbeffeggiò Paissan, invitandolo a non graffiarlo, che gli si sarebbe rovinato lo smalto delle unghie. Storace non era uno qualsiasi. E’ stato, nella sua coalizione, e col suo appoggio, Presidente della Commissione di Vigilanza sulla RAI, Presidente della Regione Lazio (posizione nella quale si è segnalato per gli episodi legati a “Laziogate”; per i 475 dirigenti – molti con la terza media inferiore – assunti alla regione poche settimane prima delle elezioni perse comunque contro Marrazzo. Poi è stato persino Ministro della Sanità. In tale funzione, si è segnalato per aver concesso, a volte nel tempo record di 48 ore, convenzioni molto redditizie alla Signora Daniela di Sotto, ex Signora Fini, e a tutto il clan familiare dello stesso Fini. Insomma, un vero statista. Tanto è vero che lui gli omosessuali, avendo superato il pregiudizio, li chiama affettuosamente froci, raffinato termine molto usato in Ciociaria. Era un suo alleato, Mara… non sia di memoria corta. E’ lo stesso che, con un sublime e delicato pensiero, inviò in regalo alla Senatrice Rita Levi Moltalcini un paio di stampelle.
La stessa signora Di Sotto, quando era Signora Fini, ebbe a dire che non avrebbe mandato i figli in una scuola dove ci fosse stato un maestro frocio. La classe non è acqua. Ora questo Fini, se non erro, svolge diligentemente il ruolo di “Voce del Padrone” nel PdB.(Partito di Berlusconi).
Un altro esponente della sua coalizione, diventato molto popolare il giorno del voto di sfiducia a Prodi, Nino Strano da Catania, ha così apostrofato l’on. Cusumano, reo di essersi dissociato da Masella e di aver votato la fiducia a Prodi: “…esteta fottuto, amico di travestiti, troie e gay … checca squallida…” A nessuno può sfuggire il salto qualitativo da frocio a checca. Insomma, siamo già sulla buona strada nel superamento del pregiudizio anti-gay.
Un parlamentare napoletano, di cui mi sfugge il non celebre nome, dava man forte usando il termine più morbido e rotondo di ricchione. La tradizionale gentilezza e bonomia dei napoletani.
Questa bonomia manca totalmente fra i suoi alleati patani. Per loro, gli omosessuali possono essere definiti in un modo solo: culattoni (Borghezio, Bossi, Gentilini, Boso e altri).
Infine, per alcuni cardinaloni di quelli ricoperti di ori e tessuti damascati, così vicini ideologicamente a Papa Natzinger, col quale lei sembra essere entrata in risonanza, da quando non si mostra più senza veli, in tutto il suo splendore, hanno stabilito, una volta e per sempre, che l’omosessualità è una “devianza”. Non siamo più ai tempi in cui Ruini diceva ai malati di AIDS, con grande carità cristiana, che se hai l’AIDS, è perché te lo sei cercato, ma non siamo molto lontani.
Quindi, Cara Mara, si faccia e ci faccia una cortesia. Ritorni in tutto il suo splendore nelle cabine dei camionisti di tutta Italia, e non si senta in alcun modo vincolata a fare delle esternazioni o, peggio ancora, a prendere delle decisioni. E’ così gradevole, quando si mostra in silenzio…
Suo affezionato guardone, Tafanus
Corso breve di formazione per la ministra per caso Mara Carfagna PRINCIPIO DI PETER
In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza.
COROLLARI
1. Col tempo, ogni posizione tende ad essere occupata da un membro che è
incompetente a svolgere quel lavoro.
2. Il lavoro viene svolto da quei membri che non hanno ancora raggiunto il proprio
livello di incompetenza.
PLACEBO DI PETER
Un grammo di immagine vale più di un chilo di fatti.
LEGGE DI GODIN
La generalizzazione dell'incompetenza e' direttamente proporzionale all'altezza nella
gerarchia.
LEGGE DI IMHOFF
L'organizzazione di ogni burocrazia è molto simile a una cloaca: i pezzi più grossi
emergono sempre.
TERZA LEGGE DI PARKINSON
Espansione vuol dire complessità, e la complessità tende a sgretolarsi.
LEGGE DI CORNUELLE
L'autorità tende ad assegnare lavori ai meno capaci di svolgerli.
MASSIMA DI MATCH
Un idiota in un posto importante e' come un uomo in cima a una montagna: tutto gli
sembra piccolo e lui sembra piccolo a tutti.
LEGGE DI PUTT
La tecnologia e' dominata da due tipi di persone:
· Quelli che capiscono ciò che non dirigono.
· Quelli che dirigono ciò che non capiscono.
La proposta del capogruppo alla camera dell’Udc Luca Volontè
ROMA – Si chiama Luca Volontè. E’ capogruppo alla Camera dell’Udc. Piuttosto attivo, il suo volto è spesso impacchettato nei pastoni dei tg Rai, le sue idee chiare e conseguenti. Ha deciso di stanare tutti i comunisti italiani.
Sulla scorta delle notizie ricevute dalla Polonia dei gemelli Kaczynski, tra l’altro appena sconfitti alle urne, Volontè ha deciso di aprire la più grande delle questioni politiche. “Martedì mattina ogni deputato riceverà in casella il modulo di adesione alla nostra proposta di legge di riforma costituzionale per inserire il divieto di apologia del comunismo insieme al reato già previsto per il fascismo”.
“Siamo un Paese Vergogna”, attacca quindi Volontè, secondo il quale “è necessaria una operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo. Staneremo uno per uno i fedeli amici di Lenin e dei suoi gulag”. La proposta lanciata nei giorni in cui il suo capo Pier Ferdinando Casini è in viaggio di nozze, non ha trovato l’entusiasmo che Volontè presumibilmente valutava di raccogliere.
Finanche Roberto Calderoli, che è Calderoli, pur trovando l’iniziativa “condivisibile”, la ritiene “superflua o comunque tardiva”. E Gianfranco Rotondi, democristiano e moderato almeno quanto Volontè, ricorda che “non esiste il comunismo, ma tanti partiti comunisti. Il comunismo italiano non ci ha negato la libertà, ma ce l’ha portata col sangue dei partigiani”. L’amichevole osservazione di Rotondi forse rallenterà la raccolta delle firme alla quale, come ha annunciato, da domani il deputato vorrebbe destinare ogni energia.
Certo, Volontè non ha ancora chiarito, ma ne avrà tempo, quale sarà il destino di coloro che verranno “stanati”. Tra l’altro proprio di fronte al suo banco, e per giunta nella qualità di presidente dell’assemblea, è seduto un comunista: Fausto Bertinotti. Altri si trovano al governo, molti anche in Parlamento. Un illustre ex al Quirinale. Stanarli tutti sarebbe una fatica, per non dire dell’imbarazzo a lavorare sulla Carta Costituzionale frutto, purtroppo per Volontè, dell’opera (e dell’inchiostro) di parecchi comunisti.
Avevamo conosciuto Volontè attraverso il mitico scambio epistolare con Paolo Farinella Prete, a proposito della temuta raccolta in volume di “Giaculatorie” del “Suo in Cristo” Luca Volonté, finito fra pernacchie e risate del web italiano. Ma, come è noto, il poco onorevole Luca è dotato di grande forza di Volonté, ed è già pronto a nuove battaglie, e a nuove figure di merda.
Uno che non riesce proprio a distinguere fra chi ha rovinato l’Italia con la retorica di Imperi, Fasci, gagliardetti, alleanze con imbianchini di Monaco, marce e marcette su Roma e su Salò, otto milioni di baionette, Imperi e Regni, e coloro che da questo pattume ci hanno liberati, spesso a costo della vita, non può essere definito un cretino di taglia “medium, ma gli deve essere riconosciuta la taglia XL (Extra Large).
Non è chiaro quante firme raccoglierà intorno a questo storico progetto di revisione della Costituzione: probabilmente la sua, quella di Berlusconi e dell’ex comunista Bondi (a proposito, Bondi era comunista: il reato sarà già caduto in prescrizione?). E “Straccio” Liguori starà già facendo rotta su Cuba? e Giuliano Ferrara?
Non è chiaro quale sia la pena prevista per “apologia del comunismo”: se, per fare un peresempio, mi dovessero scovare col poster di Enrico Berlinguer in camera, rischio grosso? E potrò chiedere di essere messo nella stessa cella di Claurio R., che addirittura conserva un post di Lenin? Ci sarà una qualche forma di attenuante per le t-shirts col faccione del Che?
Si pone forse anche un problema strategico all’interno dell’intera Casa del Fascio delle Libertà: una volta inviati al confino o in un lager tutti gli ex adoratores del comunismo che albergano a destra (da Bondi a Pera, da Adornato a Maroni, da Bossi a Ferrara, e via destreggiando), il centro-destra riuscirà a superare lo sbarramento del 5%, se dovesse passare il sistema elettorale tedesco?
Noi, da parte nostra, chiederemo al miglior esperto italiano in “Leggi di Iniziativa Popolare” di darci una mano a presentarne una: quella che punisce l’Apologia dell’Uddiccismo. Non è facile definire l’uddiccismo, perchè è un mix di appecoronamenti di vario genere: alla chiesa di Roma, alla Mafia di Palermo, al leader minimo di Arcore, e di “lotta dura senza paura” alla coerenza, all’onestà, all’intelligenza.
Luca Volontè: un eroe del nostro tempio (direbbe Natzinger); un uomo che non teme nulla, neanche il senso del ridicolo.
“Lotta di liberazione, il Nord ha le scatole piene di uno Stato delinquente” – “Potremmo tirare fuori i fucili”
PASSO SAN MARCO (Bergamo) – Umberto Bossi, Senatur, dai duemila metri del Passo San Marco in provincia di Bergamo, rilancia la battaglia sulle imposte. E lo fa usando toni minacciosi e frasi sopra le righe, nel corso della manifestazione che avvia la raccolta di firme per la protesta fiscale: “A loro interessano solo i nostri soldi – attacca, riferendosi al governo – i lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c’è sempre la prima volta”. Parole che, come prevedibile, suscitano una bufera nel mondo politico, con reazioni indignate del centrosinistra.
Le parole di Bossi. “Andremo in fondo – dice il numero uno leghista – non ci fermeremo a metà, costi quel che costi. La rivolta e la protesta fiscale sono parte della lotta di liberazione in atto perché il Nord ha le scatole piene di uno Stato delinquenziale”. E ancora: “Davanti alla rapina delinquenziale dell’estate che toglie la libertà, sappiamo come reagire ed arrivare al bersaglio. La protesta fiscale non è la fine del mondo ma una parte della lotta per la libertà”. E infine: “Se la Lombardia chiude i rubinetti l’Italia muore in cinque giorni perché vivono con i soldi dei lombardi. I lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c’è sempre la prima volta [...]
Segue l’abituale pisciatina fuori dal vaso dello statista Maurizio Gasparri
Maurizio Gasparri di An: “I fucili di Bossi sono verbali, con Prodi invece sono arrivati in Parlamento personaggi che hanno usato pistole vere nelle file del terrorismo; e nel suo schieramento ci sono consigliori come chi ha ordinato l’esecuzione di Calabresi. Per non dimenticare le esecuzioni politiche, come quella del generale Speciale decisa da Visco”.
Le parole di Gasparri sono incommentabili (e quindi non le commento). Quelle del Senatur, che evidentemente deve aver subito qualche trauma irreparabile, mi tranquillizzano. Mentre infatti anni orsono voleva scendere a Roma coi “trecentomila” valligiani armati di mitra, adesso si accontenta di semplici fucili. Ancora due esternazioni e passeremo prima alle fionde, e finalmente alle scorregge, che forse sono più letali dei fucili di cui sopra.
Quanto allo statista della Garbatella, farebbe bene a ricordare di quando il suo fedele alleato patano straparlava di andare a stanare i fascisti uno per uno, dalle porcilaie. Ma il pensiero fisso dello Statista qual’è? la vittima Speciale. Un consiglio: perchè questa macchietta, se sa qualcosa di reati compiuti da Visco nei confronti di Speciale o di altri, anzichè ammorbare mezzo mondo, non corre alla più vicina Procura? Oltretutto, sarebbe un suo preciso dovere civico.
“Lotta di liberazione, il Nord ha le scatole piene di uno Stato delinquente” – “Potremmo tirare fuori i fucili”
PASSO SAN MARCO (Bergamo) – Umberto Bossi, Senatur, dai duemila metri del Passo San Marco in provincia di Bergamo, rilancia la battaglia sulle imposte. E lo fa usando toni minacciosi e frasi sopra le righe, nel corso della manifestazione che avvia la raccolta di firme per la protesta fiscale: “A loro interessano solo i nostri soldi – attacca, riferendosi al governo – i lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c’è sempre la prima volta”. Parole che, come prevedibile, suscitano una bufera nel mondo politico, con reazioni indignate del centrosinistra.
Le parole di Bossi. “Andremo in fondo – dice il numero uno leghista – non ci fermeremo a metà, costi quel che costi. La rivolta e la protesta fiscale sono parte della lotta di liberazione in atto perché il Nord ha le scatole piene di uno Stato delinquenziale”. E ancora: “Davanti alla rapina delinquenziale dell’estate che toglie la libertà, sappiamo come reagire ed arrivare al bersaglio. La protesta fiscale non è la fine del mondo ma una parte della lotta per la libertà”. E infine: “Se la Lombardia chiude i rubinetti l’Italia muore in cinque giorni perché vivono con i soldi dei lombardi. I lombardi non hanno mai tirato fuori i fucili ma per farlo c’è sempre la prima volta [...]
Segue l’abituale pisciatina fuori dal vaso dello statista Maurizio Gasparri
Maurizio Gasparri di An: “I fucili di Bossi sono verbali, con Prodi invece sono arrivati in Parlamento personaggi che hanno usato pistole vere nelle file del terrorismo; e nel suo schieramento ci sono consigliori come chi ha ordinato l’esecuzione di Calabresi. Per non dimenticare le esecuzioni politiche, come quella del generale Speciale decisa da Visco”.
Le parole di Gasparri sono incommentabili (e quindi non le commento). Quelle del Senatur, che evidentemente deve aver subito qualche trauma irreparabile, mi tranquillizzano. Mentre infatti anni orsono voleva scendere a Roma coi “trecentomila” valligiani armati di mitra, adesso si accontenta di semplici fucili. Ancora due esternazioni e passeremo prima alle fionde, e finalmente alle scorregge, che forse sono più letali dei fucili di cui sopra.
Quanto allo statista della Garbatella, farebbe bene a ricordare di quando il suo fedele alleato patano straparlava di andare a stanare i fascisti uno per uno, dalle porcilaie. Ma il pensiero fisso dello Statista qual’è? la vittima Speciale. Un consiglio: perchè questa macchietta, se sa qualcosa di reati compiuti da Visco nei confronti di Speciale o di altri, anzichè ammorbare mezzo mondo, non corre alla più vicina Procura? Oltretutto, sarebbe un suo preciso dovere civico.
Sul tema tasse, Prodi invita la Chiesa a mobilitarsi sul fronte dell’evasione fiscale: «Un terzo degli italiani evade. È inammissibile. Per cambiare mentalità occorre che tutti, a partire dagli educatori, facciano la loro parte, scuola e Chiesa comprese. Perché, quando vado a Messa, questo tema non è quasi mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte carica etica. Possibile che su 40 milioni di contribuenti sono solo 300 mila quelli che dichiarano più di 100 mila euro l’anno?» [...]
LE REAZIONI
La più scontata
«Concordo col premier che bisogna pagare le tasse», ha detto il vescovo di Savona Domenico Calcagno, nominato dal Papa segretario dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.
La più cretina
[...]la deputata azzurra Elisabetta Gardini attacca: «Il cattolico adulto Romano Prodi si permette di dare lezioni di etica persino alla Chiesa e detta regolette per la buona omelia».
Va controcorrente don Gianni Baget Bozzo secondo cui, primo: «non pagare le tasse non è peccato»; secondo: l’«argomento tasse non può diventare tema da omelie». «La Chiesa – sostiene Baget – non si può trasformare nell’agenzia di Visco» e l’uscita di Prodi altro non è che il tentativo di «perseguire la via spirituale del controllo fiscale».
La più cretina/2 (Ballottaggio con la Gardini)
Si dice «sconcertato» dal dibattito sulle evasione fiscale e la Chiesa Daniele Capezzone. Nel commentare l’invito rivolto da Prodi alle gerarchie ecclesiastiche, l’esponente della Rosa nel Pugno non usa mezzi termini nella sua critica al premier. «Prodi pensi piuttosto a ridurre il carico fiscale» mette in chiaro Capezzone.
La più “laica”
E una critica all’uscita di Prodi arriva anche da Alessandra Mussolini, leader di Alternativa sociale: «Prodi non può suggerire alla Chiesa quello che deve dire, sbaglia a tirarla in ballo su certe questioni che non riguardano certo la sfera spirituale», Poi la nipote del Duce si concede anche il lusso della battuta: «Se i sacerdoti parlassero di tasse durante la messa, nessuno andrebbe più in Chiesa».
Come si permette, Prodi, di dare lezioni di etica alla Chiesa? beh!… diremmo con maggior competenza ed autorità di quelle mostrate dalla Gardini come membro della commissione Finanza, quando l’hanno beccata a balbettare: “…la consob…la consob… che roba é?!?!…”
.
Quella del prete unto (non dal Signore, ma dal fritto misto) è quella che lascia più basiti. D’altronde, se solo Baget Bozzolo avesse giudicato l’evasione anche solo “disdicevole”, non sarebbe andato in Forza Italia. O no?
La più “colta” sul coté economico è senz’altro quella di Capezzone. Pensavamo tutti che si sarebbe schierato a favore dell’onestà fiscale. Macchè… Prodi pensi PIUTTOSTO a ridurre le tasse. La morale: si può tranquillamente continuare ad evadere, e contemporaneamente si possono ridurre le tasse. Liberale, liberista e libertario. E anche un pò coglione. Senza neanche l’alibi della Gardini, che in fondo di mestiere faceva la soubrette.
Per la Mussolini, infine, rubare, che è il succo dell’evasione fiscale (perchè chi evade costringe gli altri a pagare di più) non tocca la sfera etica. Nessun dubbio, invece, sul fatto che a sentir prediche contro l’evasione fiscale si svuoterebbero le chiese. Ma si svuoterebbe anche l’elettorato di qualche partito. Le teste di questi destri, invece, non si potrebbero svuotare, perchè è da un pezzo che dentro non c’è più niente, neanche quel polistirolo espanso che si usa per imballare la roba fragile.
I pm alla difesa: no ad un rinvio per trovare nuove prove «Mills mascherò i soldi di Berlusconi col conto di un cliente»
MILANO — «Rilevato che gli indagati Mills e Berlusconi non hanno chiesto di essere interrogati, rilevato che non sono state presentate memorie né prodotte indagini difensive, le istanze presentate il 7 marzo dagli imputati Mills e Berlusconi sono respinte». Il fax che lo comunica agli avvocati Federico Cecconi e Niccolò Ghedini segnala che, decorsi i 20 giorni di tempo previsti dal codice a partire dall’avviso il 16 febbraio di conclusione delle indagini e deposito degli atti, per la Procura il tempo è davvero scaduto. E se questo rigetto palesa senza dubbi l’intenzione dei pm di chiedere il rinvio a giudizio del premier per corruzione in atti giudiziari del testimone David Mills nel 1997 con 600 mila dollari (posti in relazione nel 2004 da una lettera dello stesso Mills con le sue deposizioni nel 1997 e 1998 in due processi al Cavaliere), la successiva riunione-fiume nel pomeriggio di ieri con il procuratore Manlio Minale sembra profilare imminente la richiesta di processo.
LA DIFESA — Le istanze istruttorie di Mills e Berlusconi si incentravano sulla ritrattazione di Mills il 7 novembre 2004 (i 600 mila dollari come somma affidatagli in custodia dal cliente Diego Attanasio) rispetto al proprio interrogatorio del 18 luglio 2004 e alla lettera ai commercialisti del 2 febbraio 2004 (i 600 mila dollari come «regalo» di Berlusconi tramite lo scomparso manager Fininvest Carlo Bernasconi per lo slalom del teste Mills nei processi). Berlusconi e Mills avevano perciò chiesto ai pm un supplemento di indagini: una rogatoria alle Bahamas (dove su un conto di un trust di Attanasio arrivarono 2 milioni di dollari comprensivi dei 600 mila che Mills nella lettera collegherà poi alle sue deposizioni) e l’esame dei conti personali di Bernasconi. Ma il pm Fabio De Pasquale obietta che «dalle indagini effettuate è risultato che strutture di trust aventi come beneficiario Attanasio o altri clienti di Mills (Marcucci e Briatore) sono state usate, senza il consenso degli aventi diritto, per mascherare la riconducibilità a Mills delle somme di denaro ricevute da Berlusconi». Per questo, anche «sulla base di documenti sequestrati nella perquisizione a carico di Mills», al pm «appare ragionevole ritenere che il passaggio dei 2 milioni di dollari alle Bahamas non sia altro che il primo degli innumerevoli travestimenti del denaro ricevuto da Mills a titolo corruttivo». I soldi a Mills, infatti, arrivano sicuramente dal trust bahamense del suo cliente Attanasio — che però il giorno del bonifico non poteva disporlo essendo in carcere a Salerno — che in passato aveva rilasciato a Mills fogli in bianco prefirmati per la gestione dei suoi affari, e che ha smentito Mills (al pari di Marcucci e Briatore) su alcune operazioni che ha scoperto essere state effettuate a sua insaputa.
DIVERGENZE — E qui le letture di accusa e difesa divergono. Per i pm, la vera rogatoria sarà quella successiva, che domanderà alle Bahamas di capire non chi abbia mandato i soldi a Mills (Mills stesso dietro l’apparenza di Attanasio), ma chi abbia mandato la provvista corruttiva al conto di Attanasio gestito in realtà da Mills. La difesa, invece, valorizza la mancanza di prova documentale che i soldi arrivassero da Berlusconi, additando proprio l’affermazione della Procura secondo la quale «per accertare l’effettiva provenienza dei fondi risulteranno prevedibilmente necessarie ulteriori ricerche». No anche alle richieste di rinvio per copie di «atti mancanti»: o perché invece «già in possesso dei difensori, essendo Mills e Berlusconi imputati anche nel procedimento» degli atti richiesti, o perché già depositati (pur se su carta anziché cd), o perché di asserito «modesto rilievo processuale» in alcuni supplementi documentali «comunque trasmessi alle difesa appena ricevuti».
Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella
Parlare di autoreggenti ai lettori di “lo donna”, non è poi così rivoluzionario: l’argomento diventa più delicato se però le calze in questione appartengono, appunto, alla prediletta del Cavaliere. La quale, a quanto sembra, ne lascia intravedere il bordo di pizzo con malcelata disinvoltura. Come succede, per esempio, durante un’intera puntata di Porta a porta. Con tacchi a spillo e gambe accavallate quel tanto che.
All’Espresso non perdono tempo e, pochi giorni dopo, pubblicano – su un’intera pagina – una eloquente foto scattata sotto gli occhi di Vespa. È a questo punto che, allora, interviene l’inviata della Stampa, Stefania Miretti: ha l’incarico di trascorrere un’intera giornata con la signora Brambilla, e la descrizione della presidentessa comincia alle 7 del mattino, all’aeroporto di Linate. Con la Brambilla che fuma una sigaretta appoggiata a un vaso di fiori: e, anche qui, con la gonna stretta che va su, un po’ troppo su. Esattamente come, racconta Gad Lerner su Vanity Fair, capitò davanti ai suoi occhi, a Milano, a un convegno. «Si mette comoda, tira su la stoffa, e per l’intera durata della convention lascia che i nostri sguardi vadano fin oltre il pizzo nero delle autoreggenti…».
Direte, va bene: ma queste chiacchiere, con la politica, non c’entrano. E invece no, forse un pó c’entrano. Perché quanto può essere nuova, moderna e sorprendente una donna che ancora sembra affidare alle autoreggenti il suo messaggio di fascino? Le autoreggenti sono vecchie, sono anni Ottanta, sono Prima Repubblica. Meglio le “parigine’ allora. 0 il reggicalze. Un classico democratico.
(da “Io Donna”)