L’Onorevole Cosimo Mele e la Signora

Luglio 30, 2007

 

La rivelazione dopo una giorno di polemiche in seguito al ricovero per overdose della squillo che era nell’hotel – Volontè: “Chi si droga non può legiferare”. Lui: “Mi dimetto dal partito” – Sesso e coca col parlamentare – Mele (Udc): “Sono io ma niente droga”
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Mercoledì l’Udc di Casini organizza il test antidroga, bocciato dall’aula, davanti a Montecitorio – Vietti: “Se facciamo il test a chi guida il bus della scuola, a maggior ragione a chi guida il bus della vita pubblica”

di CLAUDIA FUSANI, Repubblica.it

Cosimo_mele ROMA – Si chiama Cosimo Mele, ha 50 anni, pugliese, deputato, in questa legislatura è membro della commissione Ambiente e qualche anno fa, nel 1999, fu coinvolto in una brutta storia di tangenti e corruzione. Alle 20 e 38 di stasera, dopo trentasei ore di atroci dubbi e cristiane sofferenze fa outing con l’agenzia di stampa Ansa “per evitare – dice – speculazioni politiche a danno del partito”: ” Quel parlamentare sono io, ma droga non ne ho vista e la signora mi era stata presentata quella sera a cena da amici”. La “signora” è la squillo che è finita in overdose all’ospedale San Giacomo sabato mattina dopo una notte a luci rosse in compagnia di un parlamentare – e di un’altra squillo – all’hotel Flora [...]

Soprattutto, l’outing di Mele arriva perchè preteso dal suo stesso partito. Dopo che in serata Luca Volontè, stato maggiore dell’Udc, quando probabilmente i sussurri sul parlamentare coinvolto nel festino sono diventati insopportabili, dichiara: “Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli e diritti umani. Un deputato al droga party con prostitute? Si faccia avanti. La vita privata è sacra ma per chi si occupa di rappresentare il popolo e legiferare per il bene comune, è lecito chiedere una condotta più consona e non drogarsi”.

La ragazza-squillo che è finita all’ospedale sta bene. E questa è la cosa più importante. La sua collega non ha avuto problemi. Il parlamentare si era, fino a stasera, dileguato. La polizia, che è intervenuta, ha messo tutto per iscritto, ha ricostruito la dinamica della serata con nomi, cognomi e tipo di sostanze con presunte dosi utilizzate. Il verdetto finale è: “Nulla di penalmente rilevante”. Fatti privati, dunque. Storia chiusa.

Un po’ difficile, che si chiuda, visto che tra i protagonisti c’è un parlamentare della Repubblica, che l’uso di droghe e relativo dosaggio è oggetto di dibattito – e scontro – parlamentare dall’inizio della legislatura (il ministro Ferrero deve portare in Consiglio dei ministri il nuovo disegno di legge che riscrive la Fini-Giovanardi) e che proprio in questi giorni è stata bocciata la proposta del presidente dell’Udc Pierferdinando Casini di sottoporre i parlamentari al test antidroga. L’Udc però non si ferma. E mercoledì mattina organizza il test in piazza di Montecitorio. Spiega Michele Vietti (Udc), prima però di sapere che il responsabile è un suo compagno di partito: “Un parlamentare deve essere trasparente e coerente. Se io faccio il test all’autista che guida il pullmino della scuola, a maggior ragione lo devo fare a chi guida il pullman della vita pubblica”. Giustissimo.

Fin dal pomeriggio le indiscrezioni avevano stretto il cerchio intorno all’Udc che – amarissima ironia del destino – proprio per mercoledì ha organizzato il test antidroga per i parlamentari. Franco Grillini, sinistra democratica, era contrario a pubblicizzare il nome prima e lo è ancora di più adesso: “Sul piano umano il collega Mele ha tutta la mia solidarietà, la caccia al nome è sbagliata. All’Udc invece mi permetto di ricordare che è caratteristica degli uomini avere vizi privati e pubbliche virtù. Il partito di Casini quindi moderi l’estremismo: vedi cosa succede nel partito che fa della sessuofobia e del probizionismo la sua ragion d’essere…”.

Volontè promette che “il deputato coinvolto mercoledì non sarà presente al test antidroga” e che “difficilmente voterà la legge a settembre”. Significa che dimissioni di Mele saranno accettate? Eppure venerdì l’aula ha lavorato dalla dieci alle due della mattina dopo, duecento votazioni per approvare la riforma dell’ordinamento giudiziario. L’Udc ha votato contro. Ma Mele era già a cena con l’amica. “Appunto – insiste Volontè – il deputato non solo ha preferito un coca-fiesta al suo dovere ma ha pure infangato l’onore di tutti i colleghi”. Mele insiste: “Un fatto privato, l’avventuretta di una sera…”. Si dispera: “La cosa più difficile è stato dirlo a mia moglie…”. Certo, pensare che è un deputato dell’Udc che fa del proibizionismo una bandiera e della lotta allo sfruttamento della prostituzione un obiettivo di governo, c’è da mettersi le mani nei capelli.

Come è linea costante di questo blog, noi non abbiamo niente da obiettare se un “onorevole” (minuscolo) va a puttane (pardon, a “signore”). Sono fatti suoi. Però in questo caso alcune domande vorremmo porle ai vertici dell’UDC, specialisti del predicar bene e razzolare male:

-1) Perchè Cosimo Mele, coinvolto nel ‘99 in una storiaccia di tangenti e corruzione, è stato ricandidato?

-2) Non si partecipa, come partito, al linciaggio di un uomo che “ha peccato”, quando il suo leader è il teorico e il pratico del concubinaggio, che può essere praticato, purché se ne parli male in pubblico, e purché si sia ufficialmente “per la famiglia tradizionale” e contro i PACS. La “puttanata” (pardon, la signorata) di Cosimo Mele, è meno grave del concubinaggio del suo leader.

-3) Ci interessano le dimissioni di Mele, così come eravamo interessati alle dimissioni dello statista Gustavo Selva; Selva le ha prontamente ritirate, prima che a qualcuno venisse in mente di accettarle. E’ uscito da AN, ed è stato già accolto nella discarica di Forza Italia. Le dimissioni di Mele che significato hanno? dimissioni da parlamentare? neanche per sogno: dimissioni dall’UDC, probabile passaggio al gruppo misto, ma continuerà a fare il parlamentare “cristiano” e a percepire i suoi 20.000 euri al mese: tanti, maledetti e subito.

-4) Mercoledì, fra le risate generali, l’UDC farà il test antidroga davanti a Montecitorio: ovviamente trattasi di stronzata demagogica, dal momento che nessuno può essere obbligato a sottoporvisi, visto che il test è stato bocciato dal parlamento. Quindi non si prevedono file di drogati che si presenteranno al test perchè la moglie di Cesare eccetera.

-5) Con calma i vertici dell’UDC, incluso il Volonté (quello che le giaculatorie) ci facciano sapere se l’obbligo di rispettare le norme dettate da Santa Romana Chiesa si applichino solo ai peones, o persino a capi e capetti. E ci facciano sapere se intendono chiedere le dimissioni di Casini, che vive consapevolmente nel peccato.

MA A PRESCINDERE DA PUTTANE E “SIGNORE”…

(Dal Corriere della Sera del 6 Gennaio 1999)

Arrestati sindaco e vice di un paese nel Brindisino. Il giro di soldi si e’ protratto per 4 anni – Amministratori riciclavano al casino’ le mazzette delle tangenti – CAROVIGNO (Brindisi) – Lo stipendio da sindaco proprio non bastava a Vito Angelo Perrino (Forza Italia) e al suo vice Cosimo Mele (Cdl) per tentare la fortuna, insieme, ogni fine settimana, negli esclusivi casino’ di Montecarlo e Venezia [...]


L’Italia di Montezemolo: un paese senza le palle

Luglio 27, 2007

Ferrari_f1_2007 Come volevasi dimostrare. La McLaren è colpevole (difficile sostenere il contrario, avendo trovato in casa loro la “refurtiva”, e cioà le quasi 800 pagine del progetto esecutivo della Ferrari 2007), ma, secondo la FIA, Ecclestone e Mosley, non è colpevole, perchè non è provato che abbia speso la refurtiva. Ha violato l’articolo 151 del codice sportivo liberamente sottoscritto, ma non è punibile, poichè non è accertato che abbia “tratto vantaggio dall’essere entrata illecitamente in possesso del “cadeau”, senza sentire il bisogno di restituire il malloppo al derubato. Splendido esempio di “british morality” (Mosley, Ecclestone, McLaren), col tocco in più della integerrima moralità tedesca di quelli della Mercedes. E’ come se la polizia mi trovasse in casa 100 razzi rpg e dodici mitragliatrici, e non mi condannasse per illecito possesso di armi da guerra perchè “non è provato” che io ne abbia fatto uso. Ma il possesso dei piani Ferrari non configura, quantomeno, il reato di ricettazione?Enzo_ferrari

E noi? Noi, grazie al signor Fenech – Bellicapelli, un invertebrato che si è permesso di chiamarmi fannullone, abbozziamo, ed andiamo avanti a perdere un mondiale. Perchè, qualunque cosa accada, anche se la Ferrari vincesse tutti i prossimi GP, e la McLaren arrivasse alternativamente seconda e terza, con l’attuale meccanismo di punteggi, che attenua molto l’importanza della vittoria, non vinceremmo ugualmente il mondiale.

Perchè tutto questo? E’ evidente! la Formula Uno è essenzialmente un business di pubblicità, sponsorizzazioni, e quindi di audience. La giusta radiazione della McLaren avrebbe dimezzato l’interesse per le prossime gare, e quindi l’audience, mettendo in crisi il sistema.

Ora, si dà il caso che la Ferrari sia “proprietaria” di un parco “tifosi”, sparso in tutto il mondo, che non ha eguali. Di fatto la Ferrari è la maggiore “azionista” dell’audience della Formula Uno. Anni fa un uomo, che i coglioni li aveva (si chiamava Enzo Ferrari) di fronte al profilarsi di un torto molto meno grave dell’attuale (non ricordo i dettagli), non disse una parola: mise all’opera gli ingegneri, ed allestì in tempi record una Ferrari rispondente alla formula Indy. Di fronte alla pura ipotesi di scuola che la Ferrari potesse lasciare i padroni della Formula Uno in braghe di tela, tutti si affrettarono a riporre le armi, e a fare giustizia secondo i criteri di Enzo Ferrari.

Montezemolo Oggi però la Ferrari non è guidata da Ferrari, ma dal signor Fenech, un invertebrato. E poi, il signor Fenech non ha molto tempo: quando non è impegnato nei convegni a dare dei fannulloni a lavoratori e pensionati, è impegnato a sistemarsi la chioma; il poco tempo residuo da sveglio, va via per controllare davanti allo specchio il risultato della sistemazione del capello. Se anche gli restasse qualche minuto, per fare il Ferrari gli mancherebbe ancora qualcosa: i coglioni di Enzo Ferrari.

E dire che basterebbe averne anche uno solo, di coglioni, anzichè una coppia, per inviare un comunicato di tre righe all’ANSA, così concepito:

“La Ferrari, apprezzate le modalità di conduzione della Formula Uno da parte degli attuali responsabili, valuterà entro 15 giorni l’opportunità o meno di continuare a partecipare alla competizione”

Accetto scommesse che in 7 giorni Mosley & Ecclestone scoprirebbero altri elementi, decisivi per poter togliere alla McLaren – Mercedes tutti i punti guadagnati da marca e piloti in regime di “ricettazione”. Solo così la Formula Uno riuscirebbe a riguadagnare credibilità, e ad evitare di fare la fine, in termini d’immagine, del calcio, del ciclismo e di tanti altri sports.


Il garantismo peloso di Berlusconi

Luglio 27, 2007

A sorpresa, Silvio Berlusconi diventa garantista. Non nei confronti di se stesso (ci siamo abituati), ma addirittura dei komunisti che mangiano i bambini, o quantomeno li usano come concime dopo averli fatti bollire. La cosa ci ha notevolmente incuriositi, e, scusandoci coi lettori, siamo andati a ripescare due recenti posts del Tafanus (scusate per l’autocitazione). Insomma, anche noi, dato il clima estivo, così come i nostri “colleghi” della RAI e di Mediaset, d’estate ci possiamo consentire qualche “replica”. O no? In fondo l’altro giorno la RAI ha trasmesso, per la 1200ma volta, la Principessa Sissi…
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…vecchi tempi… quando il “Corriere” era l’autorevole quotidiano di Via Solferino”… CORRIERRE DELLA SERA: scalate bancarie: le telefonate dei politici

Fassino e Consorte: «Abete ha lavorato Prodi»
Consorte: «Salviamo Frasca»
Fiorani a Grillo (Fi): «Ricucci sdoganato è il colmo dei colmi»
Consorte a Fassino: «Piero, grazie per l’aiuto»
Consorte a Fassino: «Ho parlato con la Consob, sono tranquilli, va bene»
Fassino a Consorte: «L’ho detto a Montezemolo, se vuole guerra l’avrà»
Fassino a Consorte: «Sto abbottonatissimo»
Ricucci a Latorre: «Datemi una tessera dei Ds»
D’Alema a Consorte su Bnl: «Facci sognare»/2

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…povero, EX “autorevole quotidiano di Via Solferino”… chi ti ha sconciato così? quello pubblicato è il “sommario” di un articolo del Corriere online di oggi. Proprio così: “LE” telefonate, non “ALCUNE” telefonate. Quindi si suppone che siano TUTTE le telefonate, non essendo diversamente specificato. Però noi siamo astuti, e sappiamo contare fino a settanta (il numero di telefonate trascritte e messe agli atti. E sappiamo che circa la metà concernono l’on. sottosegretario Luigi Grillo di Forza Italia, transfuga dai Popolari (insomma, un ribaltonista: il primo della seconda Repubblica, insieme a Tremonti)…
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…Invece per il Corrierone, l’ex “autorevole”eccetera, le telefonate indicate sono 9 (nove) di cui 8 (otto) riguardano i DS, e sono assolutamente prive di rilievo penale, 1 (una) riguarda Grillo. Non c’è traccia delle altre 35 telefonate di Grillo, di quelle di Ascierto ed Armani di AN, dei tanti leghisti della Banca dlla Padania, di Fazio, del socio di Berlusconi Gnutti… niente di niente. Peggio del “Geniale di Belpietro…
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Fiorani e i politici: «A sua disposizione»
«Dottor Fiorani sono l’onorevole Ascierto e sono a disposizione». (Ascierto, Alleanza Nazionale, ndr). C’è bisogno di un’interrogazione parlamentare? Oplà. C’è da fare una durissima dichiarazione contro la Consob, rea di ostacolare la marcia impetuosa della Popolare Lodi verso l’Antonveneta? Ecco un altro deputato disposto a dettare alle agenzie la sua indignazione. C’è da appoggiare la Lodi all’assemblea Antonveneta? Uno dei più importanti imprenditori veneti si mette a disposizione [...]

...un’interessante conversazione tra Fiorani e il presidente dell’Abi Maurizio Sella. Perfino una suora chiama Fiorani sul telefonino…

Interrogazione a gettone.
Alcuni personaggi politici, non ancora noti come sponsor della scalata Antonveneta, spuntano tra i sostenitori del banchiere di Lodi e della sua causa. Il 28 giugno l’allora amministratore delegato della Bpi chiede alla segretaria di chiamargli l’onorevole Armani. Si tratta di Pietro Armani, esponente di Alleanza Nazionale e presidente della Commissione ambiente della Camera. Fiorani, è scritto nei brogliacci riassuntivi delle telefonate, racconta «del fatto che la Consob e Cardia (presidente Consob, ndr) non hanno dato certezze sull’Opas e sono pronti a un ricorso al Tar». Armani dà ragione al banchiere e dice di essere «pronto a fare una dichiarazione contro la Consob … che si schiererebbe con l’Abn Amro». Ci saranno successivamente altre telefonate con Armani e anche incontri a quattr’occhi. Il parlamentare di An è un membro, coerente, del cosiddetto partito dei «fazisti», cioè dei sostenitori del governatore (ormai ex). A fine luglio, quando viene stoppata la scalata di Bpi con il sequestro delle azioni Antonveneta e scoppia il caso delle intercettazioni (l’ormai celebre «Tonino ti bacerei in fronte »), Armani attacca le Procure che hanno aperto le inchieste penali.

«Se mi chiama sono pronto»
Vicino a Fazio, ma con posizioni più equilibrate, era considerato anche Riccardo Pedrizzi, stessa parrocchia di Armani (An), presidente della Commissione finanze del Senato. Il figlio Giuseppe, noto avvocato, è un apprezzatissimo consigliere di amministrazione della Bipielle Investimenti, quotata in Borsa, e di altre importanti società del gruppo Lodi. Nonché amministratore della holding di Paolo Berlusconi, che ha come banca di riferimento proprio la Lodi.

Restiamo in An e trascriviamo dai brogliacci un sms dell’onorevole Filippo Ascierto: «Dottor Fiorani sono l’on Ascierto. Il mio amico Paolo Sinigaglia mi ha parlato delle difficoltà di Antonveneta se mi chiama io sono pronto con un gruppo di parlamentari per un’interrogazione. Comunque sono a disposizione ».

Alberto Brambilla della Lega è un altro degli interlocutori di Fiorani. L’ex numero uno della Lodi lo cerca spesso ma non vi sono telefonate trascritte o in sintesi. Brambilla, sottosegretario al Welfare, è tuttora (doveva uscire mesi fa) nel consiglio di Euronord Holding, cioè l’ex Credieuronord, disastrata banca della Lega acquistata dalla Lodi (ma il contratto potrebbe essere invalidato). Il 15 luglio, dieci giorni prima di un’assemblea Antonveneta, l’imprenditore veneto Paolo Sinigaglia, socio e grande cliente della Bpi, scrive questo messaggio a Fiorani: «Carissimo in rif ass25 se necessita mia pres posso assicurarla modificando mia partenza ti vorrei comunque ribadire mia disponibilità a fare unicamente da segnalibro comprendendo tue necessità».

Livolsi e il caso Cit (Livolsi, ex Fininvest, ndr)
Il 22 luglio c’è un curioso teatrino. Alle 16.16 la segretaria dice a Fiorani che ha in linea «la segretaria di Sinigaglia per dei problemi con Letta», Fiorani risponde ma dall’altra parte l’interlocutore è «Aldo per il problema Cit» (il gruppo turistico sull’orlo del collasso). Aldo è Livolsi, il banchiere che tenta di salvare il gruppo, con sponda a Palazzo Chigi dove della faccenda si occupa Gianni Letta. Massimi livelli, quindi [...]

(informazioni tratte dal noto giornale comunisa “Corriere della Sera”)

…Dov’è finito il movimento che tuonava contro Roma ladrona, che in nome del popolo del Nord e del suo lavoro criticava il sistema dei partiti e i poteri forti? Dopo pochi anni di vita “romana” (e di governo), la Lega in trasferta nella capitale è diventata l’ancella di un progetto finanziario altrui, la Guardia di Ferro del Bel Banchiere di Lodi, anzi peggio: il braccio armato del romanissimo governatore Fazio. L’hanno convinta il sogno “politico” della banca padana, certo, ma hanno aiutato molto i soldi. Quelli con cui Fiorani, con la regia di Fazio, ha salvato la Credieuronord, per esempio, la traballante banchetta della Lega affondata dall’incompetenza e dalle illegalità con cui è stata gestita, fino a conquistarsi il record di unica banca al mondo che in soli tre anni è riuscita a perdere quasi per intero il capitale sociale. Soldi prestati senza alcuna garanzia a pochi clienti eccellenti, che li hanno dissipati. Finanziamenti alla Bingo.net di Maurizio Balocchi, il tesoriere della Lega, finiti in un buco senza fondo.

Poi è arrivato Fiorani a salvare l’onore padano. Ma non a restituire i soldini dei tanti leghisti che ci avevano messo l’anima e i loro risparmi. Curioso: la piccola banca della Lega ha fatto, in piccolo, quello che tante potenti banche italiane hanno fatto, in grande, nei crac Cirio e Parmalat: salvare la faccia ai numeri uno e lasciare nella melma i piccoli risparmiatori. Come la signora Estella Gabello, il socio Adriano Rossi, la socia Corinna Zanon e infiniti altri leghisti che nel gorgo Credieuronord hanno perso, in un colpo solo, due cose uniche nella vita: il loro piccolo capitale e il grande amore per la Lega di Bossi. Da questa brutta storia il partito padano esce geneticamente mutato. Il suo popolo ha perso l’innocenza, per sempre. E basta leggere i verbali dell’ultima assemblea dei soci Credieuronord per convincersene. In più, non aiuta sapere che il ministro Roberto Calderoli aveva avuto dal Fiorani un bel fido di 13 mila euro, uno di quegli specialissimi fidi lodigiani che sembrano tanto un regalo [...]

…i nuovi politici padani hanno modulato gran parte delle scelte degli ultimi mesi sulle esigenze degli ex nemici Fiorani e Fazio. Da loro si sono fatti imporre l’agenda. Fino a farsi diventare sopportabile persino il Ricucci Stefano, che più romano non si può: ma, si sa, gli amici dei miei amici sono anche miei amici…
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Negli altri partiti del centrodestra, i furbetti si erano garantiti, grazie ai conti molto speciali, il sostegno di alcuni uomini. Sono già emersi i nomi di Ivo Tarolli dell’Udc, di Luigi Grillo e Romano Comincioli di Forza Italia, di Aldo Brancher, ufficiale di collegamento tra Forza Italia e la Lega e “reclutatore” di Fiorani… “Lobbismo puro”, spiega in un interrogatorio Fiorani a proposito di Grillo.

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Ma anche qui: al di là della valutazione morale sui soldi accettati dagli uomini dei partiti, la novità è costituita dal fatto che la politica è ridotta a mero apparato di sostegno, pubbliche relazioni e lobbismo, dei progetti di qualcun altro. Con Silvio Berlusconi che, nell’ombra, sta a vedere come vanno a finire le scalate e se si riesce a destabilizzare il Corriere…
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20070727 …Silvio, facci sognare: lascia perdere il garantismo, che te ne fai? tu sei pulito, ed hai una splendida occasione per affossare, una volta per tutte, la fola della “diversità” dei komunisti, che in fondo sono quelli di sempre: mangiano i bambini (o, se non li mangiano, li fanno bollire e li usano come concime); sono liberticidi, rubano, e se li lasciamo ancora un po al potere ci daranno un regime di miseria, terrore e morte. Quindi piantala con ’stò garantismo, lasciali affondare, questi comunisti dimerda. Vota insieme a loro affinchè TUTTE le 68 intercettazioni siano pubblicate. Anche le 35 del Senatore Luigi Grillo…
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Però, cerca di coordinarti meglio col fratello scemo: guarda che nessuno glielo ha ancora detto che da ieri sei garantista, ed oggi il “Geniale di famigghia ha un titolo su otto colonne che recita “Guai a chi indaga su Prodi”. Informalo che c’è stato il “contrordine, kamerati: da oggi siamo “garantisti”…


La lettera d’intenti di Furio Colombo, candidato alla guida del PD

Luglio 25, 2007

Unita Scrivo questa “Lettera di intenti” per porre formalmente la mia candidatura alla Segreteria del Partito Democratico e sto per entrare in Senato da dove – per le note ragioni di rapporto numerico tra maggioranza e opposizione – non potrò uscire fino alla approvazione del Dpef e delle altre tre leggi che dovranno essere approvate entro questa settimana. Questa settimana è la stessa (e l’unica indicata) per la raccolta delle firme richieste per sostenere la lettera di candidatura. Penso che i lettori-elettori noteranno la situazione paradossale. Al momento per un senatore, date le regole indicate, non sembra esservi una facile soluzione. Ovviamente si aspettano chiarimenti.

 

LETTERA DI INTENTI

1 – Dichiaro la mia candidatura a Segretario del Partito Democratico per contribuire, con la mia esperienza di vita, di professione e di impegni internazionali che mi hanno posto a contatto con altre tradizioni democratiche, a dare al nascente partito un nocciolo di idee che confermino e arricchiscano la natura e la radice democratica di questo partito. Cerco un legame con i cittadini in un periodo della storia in cui solitudine e paura, più ancora della “antipolitica”, allontanano e separano gli elettori dalla partecipazione agli eventi politici.Conlitto

2 – Affermo che il cuore del partito che intendo rappresentare è il lavoro, la dignità, il legame fondamentale che rappresenta con il vincolo di cittadinanza, con la Costituzione, con le leggi, con le altre persone. Parlo del lavoro cercato dai giovani e che, quando c’è, il più delle volte è irrilevante per costruire un futuro. Parlo del lavoro di coloro che stanno vivendo la loro esperienza di mestiere e di professione in un’epoca che tende a screditare e penalizzare il lavoro retribuito, tende a dichiarare esose anche le più legittime richieste di chi contribuisce con il proprio lavoro allo sviluppo e alla crescita del Paese, tende a prestare attenzione solo a chi, bene o male, ha già accumulato ricchezza. Come avviene negli Stati Uniti, che pure sono considerati la casa madre dello sviluppo capitalistico, il Partito democratico dovrà essere il partito del lavoro. E ciò non in senso sindacale, ma nel profondo senso culturale e civile della tradizione democratica. Questo non vorrà mai dire essere ciechi e sordi alle esigenze di tutta la comunità in tutte le sue espressioni. Ma vuol dire sapere che la vita democratica di un Paese si fonda sul lavoro, le condizioni del lavoro, le garanzie del lavoro e la certezza che non saranno mai negati né la dignità del prestare la propria opera, né la certezza dei diritti a cui le controparti si sono di volta in volta impegnate verso che lavora e lavora bene.

Sarà chiaro a tutti che non si tratta di una affermazione di classe ma di una constatazione di buon senso. La tenuta, la rispettabilità, la crescita, lo sviluppo di un Paese si basano sulla partecipazione dei cittadini attraverso il lavoro. Se si restringe il numero di coloro che lavorano e tarda a sopraggiungere il contributo delle nuove generazioni, il vero problema non è attuariale o statistico, ma è la diminuzione della partecipazione politica dei cittadini che vuol dire fine della politica. Il patto fra generazioni non si fonda sui numeri delle tabelle ma sul passaggio di esperienza e di responsabilità fra i più giovani e i più anziani. Il patto di solidarietà è intorno al lavoro, non agli sportelli degli uffici postali dove si pagano le pensioni.

3 – Affermo che non mi sembra sensato candidarsi per rappresentare una particolare fascia demografica di cittadini. Ciò finisce per prefigurare una sorta di confronto conflittuale: il tuo lavoro sbarra la strada al mio, la tua pensione toglie a me il pane di bocca. Non è questo il fondamento che andiamo cercando per il nuovo Partito democratico. Ma se si insistesse sul dato generazionale, non avrei difficoltà a dire che a me tocca, allora, di candidarmi a nome di quegli italiani oltre i 70 anni, che non accettano di vedere screditato e svilito ciò che hanno fatto in decenni di lavoro perché sono diventati “vecchi”. Sono attualmente impegnato in Senato in cui molti non si imbarazzano a gridare insulti alla senatrice a vita Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, e al presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro solo perché osano avere ed esprimere, alla loro età, e in una funzione (senatore a vita) che viene giudicata “un binario morto”, la loro persuasione politica. Mi richiamo al nome e all’esempio di italiani come i due Senatori che ho nominato e di persone come Vittorio Foa o Pietro Ingrao per dire che ogni riferimento generazionale in questa candidatura è improprio e, sia pure involontariamente, offensivo.

Furio_colombo_2 4 – La scuola è un’altra grande ragione di questo impegno. Il nuovo Partito democratico dovrà dedicare alla scuola, dal primo contatto con i bambini che si affacciano alla vita sociale fino alla ricerca scientifica, la stessa attenzione, lo stesso rilievo, e lo stesso peso economico che un tempo si dedicava agli eserciti. Non può funzionare un Paese che non ponga la scuola, la formazione culturale e scientifica, la specializzazione al livello più alto della ricerca, al più alto livello di attenzione, di impegno di governo, di preparazione dei docenti e di fondi disponibili. Il Partito democratico di cui parliamo dovrà essere in grado di riconoscere che la funzione, il livello, la qualità e il compenso degli insegnanti devono essere preoccupazione centrale del governare e percorso principale verso il futuro. Una scuola di alto livello e funzionante in tutti i suoi gradi, dalla prima scuola materna alla più avanzata ricerca scientifica è il vero patto fra generazioni. Per questo il Pd crede fermamente nella Scuola pubblica.

5 – Ospedali e struttura sanitaria costituiscono, con la scuola e il lavoro, i vincoli essenziali di cittadinanza. Quando il cittadino sa di poter contare su uno Stato presente e attivo nei momenti fondamentali della sua vita, dalla nascita dei bambini alla più pronta e bene organizzata prevenzione e cura delle malattie, al soccorso nelle emergenze, alla presenza assidua e competente nelle fasi finali della vita, allora il rapporto cittadino-Stato si apre alla fiducia, diventa leale e di reciproco sostegno. Ognuno farà la sua parte per uno Stato che c’è nei momenti difficili.

6 - La legalità, la giustizia, in un Paese senza segreti e che riconosce pienamente l’indipendenza della Magistratura, è ciò che distingue l’Italia democratica dal periodo di illegalità costante e di irrisione alle leggi e ai giudici del governo di Berlusconi, ed è naturale bandiera del Pd. In questo specifico senso la contrapposizione netta a tutto ciò che ha rappresentato il governo Berlusconi non è un residuo sentimento del passato ma è progetto del nuovo partito: legalità che non accetta zone oscure e segreti, legalità che non ammette scorciatoie rispetto alle regole che vincolano tutti i cittadini, legalità che significa non ammettere e non tollerare l’inquinamento grave dei conflitti di interesse, specialmente quando quei conflitti, come nel caso di Berlusconi, riguardano la proprietà ingente di mezzi di informazione. Una situazione in cui il presidente del Consiglio è nello stesso tempo e nella stessa persona, concessionario e concedente dei diritti sull’uso delle frequenze televisive, come è avvenuto per il presidente Berlusconi che ha concesso al proprietario Berlusconi le autorizzazioni necessarie per le sue reti televisive, non dovrà e – a causa di una efficace legge sul conflitto di interessi – non potrà più ripetersi. Quando si ricordano i gravi problemi creati al Paese, e alla sua immagine e credibilità internazionale, dalle leggi ad personam, le leggi vergogna, (e in particolare la Legge Gasparri sulle Comunicazioni, misurata sugli interessi di Mediaset e ora respinta dalla Unione Europea) non si esprime uno stato d’animo rancoroso e personale come tendono a far credere coloro che sono, per una ragione o per l’altra, inclini a dimenticare. Si parla di leggi, di rispetto, di interessi dello Stato ma anche di immagine rispettabile del Paese.

7 – Il Pd alla cui Segreteria mi candido è laico nel rispetto del dolore di Welby, del diritto ad amarsi delle coppie di fatto, della protezione di diritti civili elementari e fondamentali come il Testamento biologico. Mai, in nessuna circostanza, immagina avversioni o mancanza di attenzione per la sensibilità e la persuasione dei cittadini credenti che sono tanta parte della storia e della sua vita italiana. Ma intende chiedere, per chi è laico, la stessa attenzione e lo stesso rispetto. Il Partito democratico che vorrei guidare non è una macchina del potere in più ma un insieme solidale di cittadini che intendono unirsi per dare, non per chiedere, per contribuire, non per profittare, soprattutto per portare il capitale del proprio lavoro e del proprio talento, che è la vera ricchezza e la vera forza di un Paese quando le regole sono chiare e pulite.
Furio Colombo

Questo il documento programmatico di Furio Colombo. Ci piacerebbe che anche gli altri candidati esprimessero, con altrettanta chiarezza, e senza giri di walzer, cosa intendono fare su cosa. In particolare, attendiamo risposte non equivoche da tutti i candidati su conflitto d’interessi, assetto dei media, limitazioni dei privilegi della “casta”, giovani, politiche del lavoro, precariato, laicità dello Stato, PACS, fecondazione assistita, e per tutti quei temi per i quali abbiamo votato, nel 2006, per l’Unione. Il nostro voto per il centro-sinistra non è “per sempre”. Dev’essere custodito gelosamente, giorno dopo giorno, legge dopo legge, azione dopo azione. Tafanus


…i giorni dei Coglioni…

Luglio 24, 2007

…il cielo è plumbeo, di tre computers mi è rimasto in vita solo il portatile (hard-disk da mezzo floppy, più o meno); ho fatto notte a tentare di far qualcosa, ma di sabato e domenica a Milano non si può… mia moglie è andata per mostre, e a mezzogiorno mangerò una pizza industriale… oggi mi ha scritto uno, dicendomi che grazie a me è passato dall’UDC all’astensione…   azzz… tanti mesi di fatica, per guadagnare mezzo voto?

…poi, per consolarmi, mi sono detto: e se fosse il mezzo voto che ci serve per vincere e mandare a Tahiti il Kaimano? …perciò mi sono svegliato anch’io col pensiero fisso: devo chiedere a tutti un ultimo sforzo: quello di andare a caccia di mezzo voto a testa…

Buonissima domenica a tutti.

Il più coglione
(Da un post del 9 aprile 2006 del Tafanus Kataweb)


Istituto Resistenza Verona, si dimette il fascista Andrea Miglioranzi

Luglio 24, 2007

Miglioranzi2 Andrea Miglioranzi, della Fiamma Tricolore, si è dimesso dall’Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea. Il neo consigliere, la cui nomina, assieme a quella di Lucia Cametti (An), ha scatenato in questi giorni molte prese di posizioni critiche, ha deciso di rassegnare le dimissioni con una lettera inviato al Presidente del consiglio comunale veronese.

«Egregio Presidente – scrive Miglioranzi – da alcuni giorni la mia elezione da parte del Consiglio Comunale di Verona nell’Assemblea dell’Istituto Veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea è diventata pretesto per strumentalizzazioni e attacchi contro il Sindaco e la Giunta comunale veronese. È evidente  che un’opposizione incapace di affrontare i problemi della città ricorre ad argomenti estranei al terreno delle scelte amministrative proposte  e attuate dalla nuova Giunta. Per eliminare quindi strumentalizzazioni pretestuose che tendono a sviare l’attenzione dei cittadini e dell’opinione pubblica dal lavoro del Sindaco Tosi e della Giunta – conclude-, rassegno le mie dimissioni dall’Assemblea dell’Istituto Veronese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea».

In risposta alle critiche Miglioranzi aveva regalato altre “perle di pensiero”. «Non sono un nostalgico – dice Miglioranzi -. Essere fascista per me significa avere un patrimonio etico e culturale con cui coniugare tradizione e valori sociali». «Credo che la mia nomina non sia una provocazione, ma un’occasione per far emergere la verità. Non amo parlare di revisionismo, questa parola ha assunto connotazione negativa. Mi piace parlare di verità, questo sì. La storia è stata scritta dai vincitori, lo sappiamo tutti. Non capisco questa levata di scudi».

Dopo la protesta della senatrice di Rifondazione Tiziana Valpiana, dell’Anpi, lunedì è arrivata anche la presa di posizione dei Ds. «Siamo sbalorditi e indignati per la scelta del Consiglio comunale di Verona, a salda maggioranza di centrodestra, di nominare il dirigente del movimento Fiamma Tricolore Andrea Miglioranzi membro del Consiglio direttivo dell’Istituto veronese per la Resistenza – afferma Samuele Mascarin, organizzatore nazionale della Sinistra giovanile dei Ds-. Una scelta provocatoria alla luce della storica militanza di Miglioranzi nell’estrema destra veneta, testimoniata anche dalla sua pluriennale attività nel gruppo musicale skinhead Gesta Bellica». «Non può sfuggirci che questo è uno dei primi emblematici atti politici della maggioranza di centrodestra guidata dal nuovo Sindaco di Verona Flavio Tosi», rileva Mascarin. «Come Sinistra giovanile ci auguriamo che da subito non solo il mondo democratico e antifascista, ma anche le istituzioni si attivino – conclude l’esponente Ds – affinchè la nomina di Miglioranzi venga sospesa e revocata e si impedisca che all’Istituto veronese per la Resistenza sia delegato un esponente dell’estrema destra già condannato nel 1996 a tre mesi di carcere per istigazione all’odio razziale».

Sulle dimissioni di Miglioranzi interviene anche il sindaco Tosi. L’astro nascente del leghismo si toglie d’impiccio dalle polemiche, ma esprime ancora vicinanza con Miglioranzi. «Ringrazio l’amico consigliere Andrea Miglioranzi che, con le sue dimissioni, confermando le sue doti di grande lealtà e di correttezza, ha dimostrato di avere a cuore il bene della città, sottoposta per l’ennesima volta ad un fuoco di fila da alcuni media nazionali per una questione non così rilevante (la classica tempesta in un bicchiere d’acqua), e ha dato un contributo utile a riportare su un terreno concreto il dibattito politico amministrativo» [...]

Non pensa minimamente alle dimissioni invece l’altra nominata dal Consiglio comunale veronese all’Istituto per la Resistenza. Lucia Cametti, di An non si sente di troppo. «Non capisco perché ci sia questo ostracismo – commenta – nei confronti di chi è stato eletto dal Consiglio comunale. Ci tengo a sottolineare che non sono stata nominata, ma eletta. E poi, perché si parla soltanto di me e di Andrea Miglioranzi – prosegue il consigliere – e non del terzo esponente eletto, che fa parte dei Comunisti Italiani? Mi chiedo se ancora oggi, a sessant’anni dalla Resistenza, si vogliano dividere i fascisti dai comunisti. Ma allora, chi sono i veri fascisti?». (Ebbene si, specie se si parla di Resistenza, dividere i fascisti dai comunisti è non solo possibile, ma addirittura una necessità irrinunciabile – NdR)

«Quelli che vogliono che io mi dimetta – aggiunge – sono degli stalinisti. Mi attaccano perchè sono una donna e perché nella loro dittatura intellettuale non sono disposti a sentire una voce fuori dal coro, che invece potrebbe portare nuove idee».

…quali, di grazia?… ma vaffa…


…FORZA ITALIA… quella vera… (da un post dell’8 aprile 2006)

Luglio 23, 2007

…forse l’Italia che vota all’estero non è quella che auspicavano il Cipria e i Tremaglia, col ritratto di Mussolini e Vittorio Eamanuele sul comò; c’è un’altra Italia, che è quella della foto riportata sotto, che riproduce un allegro gruppo di ricercatori del MIT di Boston, tutti allegramenti coglioni confessi… Boston_1 Poi c’è l’Italia che ci segue con affetto dall’estero, nonostante il disastrato avvio tecnico di questo nuovo blog: nei suoi pochi giorni di vita, ha registrato accessi da: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Danimarca, Francia, Germania, Iran, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Siria, Spagna, Svezia,  Svizzera, Thailandia (ora bloccato dal Governo), UK, Ungheria, USA. Berlusconiscapagninibaciamano

Ora i sondaggi sono finiti; quelli veri, e quelli “americani” del Cipria, che non sono arrivati in tempo per la pubblicazione… Per oggi la parola è alle nostre ascientifiche previsioni di vittoria, e a quelle alquanto più fondate, dei bookmakers anglosassoni, che non sono esattamente degli enti benefici: questi signori, se puntate 100 euro sul mortadella, ve ne fanno vincere lo sproposito di 25… se invece volete tentare la fortuna, puntate sul Cipria: per 100 euro scommessi, ne potete vincere 450…


Italiani brava ggente – Dragan Cigan, bosniaco, muore per salvare due bimbi italiani. Non gli dicono neanche grazie

Luglio 23, 2007

 

Repubblica

Jesolo, bosniaco si tuffa con un marocchino e muore nel fiume. Dai genitori neppure un grazie – Il padre e la madre dei bambini rintracciati dopo dagli agenti di polizia

di NICOLA PELLICANI

Dragan_ciganJESOLO – È annegato, risucchiato dalla corrente alla foce del Piave. Portato chissà dove dall’acqua del fiume che in quel punto, a Cortellazzo (Jesolo), incontra il mare. Ieri mattina attorno alle 12, è scomparso in un attimo Dragan Cigan di 31 anni, cittadino bosniaco, manovale a San Martino di Lupari – in provincia di Padova -, che poco prima si era tuffato in mare assieme ad un altro extracomunitario marocchino H. R. di 35 anni, per soccorrere due fratellini di sette e dieci anni , arrivati al mare con mamma e papà da Roncade (Treviso), che stavano per annegare. Alla fine i bimbi se la sono cavata, mentre Dragan non ce l’ha fatta. Ha lottato con tutte le sue forze ma un’onda se l’è portato via e non è più riuscito a guadagnare terra.

Il marocchino che con lui si era tuffato è riuscito a raggiungere la riva, tirato su a braccia dagli altri bagnanti che nel frattempo si erano mobilitati per dare una mano. A quanto pare però, non i genitori dei bimbi che non appena hanno riabbracciato i figli, se ne sono andati suscitando l’indignazione degli altri bagnanti. Hanno lasciato la spiaggia senza aspettare l’esito delle ricerche dell’uomo che ha salvato i loro figli. Senza curarsi della disperazione della sorella e degli altri familiari di Dragan, che in Bosnia aveva una moglie e due figli di 4 e 9 anni. Una coppia di Vittorio Veneto è fuori di sé per quanto ha visto: “Ci siamo vergognati di essere italiani quando abbiamo visto i genitori dei bimbi di Roncade salvati andarsene senza neppure avvicinarsi a confortare i familiari dell’uomo annegato e senza ringraziare quel marocchino”. E aggiungono: “Non credevamo ai nostri occhi. Un comportamento inqualificabile”.

E pensare che Dragan e H. R. non appena hanno visto i bimbi in difficoltà, senza conoscersi, senza parlare la stessa lingua, non hanno perso un momento. E’ bastato uno sguardo d’intesa e si sono buttati in acqua. In quel momento la spiaggia era affollata di bagnanti, ma solo loro si sono tuffati nel disperato tentativo di trarre in salvo i bimbi. La corrente in quel punto è fortissima, i due giovani hanno speso tutte le energie per cercare di salvarli. La riva era lì a due passi, ma sembrava irraggiungibile. Intanto a terra montava l’angoscia. All’apprensione per i due fratellini si aggiungeva l’ansia per Dragan che non ce la faceva più a lottare contro la corrente. Zurica la sorella del manovale bosniaco iniziava a urlare disperata. Con lei c’erano il marito e il figlio. Sono stati minuti drammatici con la famiglia di Roncade che nel frattempo si allontanava. Poco dopo è stata rintracciata dalla polizia di Jesolo che l’ha accompagnata in commissariato per ricostruire la vicenda.

Quello che colpisce, in questa ennesima storia di ordinario malcostume, è la faccia intensa, bellissima, di questo bosniaco di cui domani non ricorderemo neanche il nome. Dragan chi?. Quello che colpisce, in questa brutta storia, è che a tentare di salvare due bambini italiani, si siano tuffati due extra-comunitari (magari clandestini? saranno espulsi, uno da vivo, l’altro da morto?) Quello che colpisce è che non un solo “brava ggente” nostrano ci abbia provato. Quello che colpisce è la fuga senza un grazie dei bravi genitori di Roncade. Non mi interessa sapere se appartengano ideologicamente al leghismo o al fascismo becero da “ostaria”, o magari ad una onlus umanitaria (peggio mi sentirei!). Quello che colpisce è che il Tg Uno abbia dato la notizia, nei titoli, più o meno così: “…annega per salvare due bambini…” Della nazionalità di salvati e salvatore, non una parola (si fosse trattato di uno stupro, il titolo sarebbe iniziato con “stuprata da due clandestini”). Forse scriveranno a Corrado Augias. Forse Augias troverà delle sagge parole di spiegazione “sociologica” dell’indifferenza. Forse, come il mitico Poverini, diventeranno dei personaggi da talk-show televisivo. Per conto mio, mi accontenterei di vedere le loro foto, vis-à-vis con quella bella faccia da bosniaco triste. Giusto per capire se per caso Lombroso non avesse ragione.
Tafanus


… la formidabile immagine internazionale dell’Italia ai tempi del Cipria…

Luglio 22, 2007

 

Basta_berlusconi_1

 

 

 

I pm alla difesa: no ad un rinvio per trovare nuove prove «Mills mascherò i soldi di Berlusconi col conto di un cliente»

 

 

 

 

MILANO «Rilevato che gli indagati Mills e Berlusconi non hanno chiesto di essere interrogati, rilevato che non sono state presentate memorie né prodotte indagini difensive, le istanze presentate il 7 marzo dagli imputati Mills e Berlusconi sono respinte». Il fax che lo comunica agli avvocati Federico Cecconi e Niccolò Ghedini segnala che, decorsi i 20 giorni di tempo previsti dal codice a partire dall’avviso il 16 febbraio di conclusione delle indagini e deposito degli atti, per la Procura il tempo è davvero scaduto. E se questo rigetto palesa senza dubbi l’intenzione dei pm di chiedere il rinvio a giudizio del premier per corruzione in atti giudiziari del testimone David Mills nel 1997 con 600 mila dollari (posti in relazione nel 2004 da una lettera dello stesso Mills con le sue deposizioni nel 1997 e 1998 in due processi al Cavaliere), la successiva riunione-fiume nel pomeriggio di ieri con il procuratore Manlio Minale sembra profilare imminente la richiesta di processo.

LA DIFESA — Le istanze istruttorie di Mills e Berlusconi si incentravano sulla ritrattazione di Mills il 7 novembre 2004 (i 600 mila dollari come somma affidatagli in custodia dal cliente Diego Attanasio) rispetto al proprio interrogatorio del 18 luglio 2004 e alla lettera ai commercialisti del 2 febbraio 2004 (i 600 mila dollari come «regalo» di Berlusconi tramite lo scomparso manager Fininvest Carlo Bernasconi per lo slalom del teste Mills nei processi). Berlusconi e Mills avevano perciò chiesto ai pm un supplemento di indagini: una rogatoria alle Bahamas (dove su un conto di un trust di Attanasio arrivarono 2 milioni di dollari comprensivi dei 600 mila che Mills nella lettera collegherà poi alle sue deposizioni) e l’esame dei conti personali di Bernasconi. Ma il pm Fabio De Pasquale obietta che «dalle indagini effettuate è risultato che strutture di trust aventi come beneficiario Attanasio o altri clienti di Mills (Marcucci e Briatore) sono state usate, senza il consenso degli aventi diritto, per mascherare la riconducibilità a Mills delle somme di denaro ricevute da Berlusconi». Per questo, anche «sulla base di documenti sequestrati nella perquisizione a carico di Mills», al pm «appare ragionevole ritenere che il passaggio dei 2 milioni di dollari alle Bahamas non sia altro che il primo degli innumerevoli travestimenti del denaro ricevuto da Mills a titolo corruttivo». I soldi a Mills, infatti, arrivano sicuramente dal trust bahamense del suo cliente Attanasio — che però il giorno del bonifico non poteva disporlo essendo in carcere a Salerno — che in passato aveva rilasciato a Mills fogli in bianco prefirmati per la gestione dei suoi affari, e che ha smentito Mills (al pari di Marcucci e Briatore) su alcune operazioni che ha scoperto essere state effettuate a sua insaputa.

DIVERGENZE — E qui le letture di accusa e difesa divergono. Per i pm, la vera rogatoria sarà quella successiva, che domanderà alle Bahamas di capire non chi abbia mandato i soldi a Mills (Mills stesso dietro l’apparenza di Attanasio), ma chi abbia mandato la provvista corruttiva al conto di Attanasio gestito in realtà da Mills. La difesa, invece, valorizza la mancanza di prova documentale che i soldi arrivassero da Berlusconi, additando proprio l’affermazione della Procura secondo la quale «per accertare l’effettiva provenienza dei fondi risulteranno prevedibilmente necessarie ulteriori ricerche». No anche alle richieste di rinvio per copie di «atti mancanti»: o perché invece «già in possesso dei difensori, essendo Mills e Berlusconi imputati anche nel procedimento» degli atti richiesti, o perché già depositati (pur se su carta anziché cd), o perché di asserito «modesto rilievo processuale» in alcuni supplementi documentali «comunque trasmessi alle difesa appena ricevuti».

 

 

Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella


…ci voleva una amministrazione di komunisti?…

Luglio 21, 2007

 

Bari, la dinamite cancella l’ecomostro di Punta Perotti
di red. (l’Unità)

Puntaperotti1
Addio al discusso «ecomostro» di Punta Perotti. Il complesso immobiliare abusivo sul lungomare sud di Bari, i cui lavori sono stati bloccati nove anni fa, è stato fatto implodere alle 10.30 nella sua parte centrale. Il primo a cadere a colpi di tritolo, tra i palazzi costruiti dall’impresa Matarrese, è stato il più grande, mentre a fine aprile sarà completata la demolizione delle altre parti. Punta Perotti è formato da tre torri alte 13 piani: il complesso edilizio-residenziale (300mila metri cubi) costruito a partire dal 1995 è stato realizzato nell’ambito di due piani di lottizzazione che prevedevano la realizzazione di 290 mila metri cubi complessivi. La struttura è stata edificata a una distanza inferiore di 300 metri dal mare e posizionato in parte a mo’ di saracinesca, in modo da impedire la vista del lungomare a sud di Bari.

Sono tre in tutto le esplosioni che faranno crollare «la saracinesca»: dopo quella di oggi, le operazioni di demolizione saranno completate il 23 e il 24 aprile prossimi. Ogni giornata di «sparo» (così viene definita dai tecnici), farà crollare 70 mila metri cubi di cemento con l’impiego di 300 chili di esplosivo e di 150 detonatori. L’esplosione dura al massimo 1 secondo, mentre il crollo — è stato stimato — varia dai 4 ai 10 secondi. In meno di 2 minuti, il crollo produce 35 mila metri cubi di macerie diffuse su un raggio di 50 metri e un’altezza di 7.

La storia degli ecomostri di Punta Perotti inizia nel 1995, quando il Comune di Bari rilascia le concessioni edilizie e aprono i cantieri per il via ai lavori. Due anni dopo, il gip di Bari ordina il sequestro dei suoli e dei tre palazzi costruiti a una distanza inferiore di 300 metri dal mare e in posizione «orizzontale» rispetto al mare in modo da «tagliare» la visuale a sud del lungomare Perotti. Sempre nel 1997, la Corte di Cassazione annulla il decreto di sequestro del gip di Bari e dissequestra suoli e cantieri, ma le imprese costruttrici, da quel momento non riprendono i lavori di costruzione e attendono la fine del processo. Un processo che con rito abbreviato si conclude nel 1999. Gli imputati vengono assolti, ma Punta Perotti è giudicata abusiva e confiscata. Nel 2001, la Corte di Cassazione conferma la decisione del giudice del Tribunale di Bari. L’anno scorso, il Comune di Bari, indice la gara per la demolizione dei palazzoni. Ad aggiudicarsela è la ditta specializzata General Smontaggi di Novara. Nella scorsa settimana, l’impresa Matarrese, costruttrice del complesso edilizio, avvia tre ricorsi d’urgenza al tribunale di Bari per scongiurare l’abbattimento, ma tutti vengono respinti e ritenuti «inammissibili». La fine di Punta Perotti è arrivata in una tiepida giornata di sole «ma non di festa», ha sottolineato il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Il primo cittadino ha detto che «l’abbattimento è un atto dovuto alla giustizia, alla bellezza e alla dignità di Bari. Non è una festa. Anche se gioiremo di fronte al crollo di un mostro, dovrà essere chiaro a tutti, il senso di fallimento che ogni demolizione rappresenta e l’urgenza che abbiamo di ricostruire, di ridisegnare il profilo della città».


… la formidabile immagine internazionale dell’Italia ai tempi del Cipria…

Luglio 13, 2007

Basta_berlusconi_1

I pm alla difesa: no ad un rinvio per trovare nuove prove «Mills mascherò i soldi di Berlusconi col conto di un cliente»

 

MILANO «Rilevato che gli indagati Mills e Berlusconi non hanno chiesto di essere interrogati, rilevato che non sono state presentate memorie né prodotte indagini difensive, le istanze presentate il 7 marzo dagli imputati Mills e Berlusconi sono respinte». Il fax che lo comunica agli avvocati Federico Cecconi e Niccolò Ghedini segnala che, decorsi i 20 giorni di tempo previsti dal codice a partire dall’avviso il 16 febbraio di conclusione delle indagini e deposito degli atti, per la Procura il tempo è davvero scaduto. E se questo rigetto palesa senza dubbi l’intenzione dei pm di chiedere il rinvio a giudizio del premier per corruzione in atti giudiziari del testimone David Mills nel 1997 con 600 mila dollari (posti in relazione nel 2004 da una lettera dello stesso Mills con le sue deposizioni nel 1997 e 1998 in due processi al Cavaliere), la successiva riunione-fiume nel pomeriggio di ieri con il procuratore Manlio Minale sembra profilare imminente la richiesta di processo.

LA DIFESA — Le istanze istruttorie di Mills e Berlusconi si incentravano sulla ritrattazione di Mills il 7 novembre 2004 (i 600 mila dollari come somma affidatagli in custodia dal cliente Diego Attanasio) rispetto al proprio interrogatorio del 18 luglio 2004 e alla lettera ai commercialisti del 2 febbraio 2004 (i 600 mila dollari come «regalo» di Berlusconi tramite lo scomparso manager Fininvest Carlo Bernasconi per lo slalom del teste Mills nei processi). Berlusconi e Mills avevano perciò chiesto ai pm un supplemento di indagini: una rogatoria alle Bahamas (dove su un conto di un trust di Attanasio arrivarono 2 milioni di dollari comprensivi dei 600 mila che Mills nella lettera collegherà poi alle sue deposizioni) e l’esame dei conti personali di Bernasconi. Ma il pm Fabio De Pasquale obietta che «dalle indagini effettuate è risultato che strutture di trust aventi come beneficiario Attanasio o altri clienti di Mills (Marcucci e Briatore) sono state usate, senza il consenso degli aventi diritto, per mascherare la riconducibilità a Mills delle somme di denaro ricevute da Berlusconi». Per questo, anche «sulla base di documenti sequestrati nella perquisizione a carico di Mills», al pm «appare ragionevole ritenere che il passaggio dei 2 milioni di dollari alle Bahamas non sia altro che il primo degli innumerevoli travestimenti del denaro ricevuto da Mills a titolo corruttivo». I soldi a Mills, infatti, arrivano sicuramente dal trust bahamense del suo cliente Attanasio — che però il giorno del bonifico non poteva disporlo essendo in carcere a Salerno — che in passato aveva rilasciato a Mills fogli in bianco prefirmati per la gestione dei suoi affari, e che ha smentito Mills (al pari di Marcucci e Briatore) su alcune operazioni che ha scoperto essere state effettuate a sua insaputa.

DIVERGENZE — E qui le letture di accusa e difesa divergono. Per i pm, la vera rogatoria sarà quella successiva, che domanderà alle Bahamas di capire non chi abbia mandato i soldi a Mills (Mills stesso dietro l’apparenza di Attanasio), ma chi abbia mandato la provvista corruttiva al conto di Attanasio gestito in realtà da Mills. La difesa, invece, valorizza la mancanza di prova documentale che i soldi arrivassero da Berlusconi, additando proprio l’affermazione della Procura secondo la quale «per accertare l’effettiva provenienza dei fondi risulteranno prevedibilmente necessarie ulteriori ricerche». No anche alle richieste di rinvio per copie di «atti mancanti»: o perché invece «già in possesso dei difensori, essendo Mills e Berlusconi imputati anche nel procedimento» degli atti richiesti, o perché già depositati (pur se su carta anziché cd), o perché di asserito «modesto rilievo processuale» in alcuni supplementi documentali «comunque trasmessi alle difesa appena ricevuti».

 

 

Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella


…ci voleva una amministrazione di komunisti?…

Luglio 13, 2007

Bari, la dinamite cancella l’ecomostro di Punta Perotti

di red. (l’Unità)
Puntaperotti1
Addio al discusso «ecomostro» di Punta Perotti. Il complesso immobiliare abusivo sul lungomare sud di Bari, i cui lavori sono stati bloccati nove anni fa, è stato fatto implodere alle 10.30 nella sua parte centrale. Il primo a cadere a colpi di tritolo, tra i palazzi costruiti dall’impresa Matarrese, è stato il più grande, mentre a fine aprile sarà completata la demolizione delle altre parti. Punta Perotti è formato da tre torri alte 13 piani: il complesso edilizio-residenziale (300mila metri cubi) costruito a partire dal 1995 è stato realizzato nell’ambito di due piani di lottizzazione che prevedevano la realizzazione di 290 mila metri cubi complessivi. La struttura è stata edificata a una distanza inferiore di 300 metri dal mare e posizionato in parte a mo’ di saracinesca, in modo da impedire la vista del lungomare a sud di Bari.

Sono tre in tutto le esplosioni che faranno crollare «la saracinesca»: dopo quella di oggi, le operazioni di demolizione saranno completate il 23 e il 24 aprile prossimi. Ogni giornata di «sparo» (così viene definita dai tecnici), farà crollare 70 mila metri cubi di cemento con l’impiego di 300 chili di esplosivo e di 150 detonatori. L’esplosione dura al massimo 1 secondo, mentre il crollo — è stato stimato — varia dai 4 ai 10 secondi. In meno di 2 minuti, il crollo produce 35 mila metri cubi di macerie diffuse su un raggio di 50 metri e un’altezza di 7.

La storia degli ecomostri di Punta Perotti inizia nel 1995, quando il Comune di Bari rilascia le concessioni edilizie e aprono i cantieri per il via ai lavori. Due anni dopo, il gip di Bari ordina il sequestro dei suoli e dei tre palazzi costruiti a una distanza inferiore di 300 metri dal mare e in posizione «orizzontale» rispetto al mare in modo da «tagliare» la visuale a sud del lungomare Perotti. Sempre nel 1997, la Corte di Cassazione annulla il decreto di sequestro del gip di Bari e dissequestra suoli e cantieri, ma le imprese costruttrici, da quel momento non riprendono i lavori di costruzione e attendono la fine del processo. Un processo che con rito abbreviato si conclude nel 1999. Gli imputati vengono assolti, ma Punta Perotti è giudicata abusiva e confiscata. Nel 2001, la Corte di Cassazione conferma la decisione del giudice del Tribunale di Bari. L’anno scorso, il Comune di Bari, indice la gara per la demolizione dei palazzoni. Ad aggiudicarsela è la ditta specializzata General Smontaggi di Novara. Nella scorsa settimana, l’impresa Matarrese, costruttrice del complesso edilizio, avvia tre ricorsi d’urgenza al tribunale di Bari per scongiurare l’abbattimento, ma tutti vengono respinti e ritenuti «inammissibili». La fine di Punta Perotti è arrivata in una tiepida giornata di sole «ma non di festa», ha sottolineato il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Il primo cittadino ha detto che «l’abbattimento è un atto dovuto alla giustizia, alla bellezza e alla dignità di Bari. Non è una festa. Anche se gioiremo di fronte al crollo di un mostro, dovrà essere chiaro a tutti, il senso di fallimento che ogni demolizione rappresenta e l’urgenza che abbiamo di ricostruire, di ridisegnare il profilo della città».


Michela Vittoria Brambilla: gli argomenti che hanno conquistato il Cavaliere

Luglio 11, 2007

 

Michela_brambillaParlare di autoreggenti ai lettori di “lo donna”, non è poi così rivoluzionario: l’argomento diventa più delicato se però le calze in questione appartengono, appunto, alla prediletta del Cavaliere. La quale, a quanto sembra, ne lascia intravedere il bordo di pizzo con malcelata disinvoltura. Come succede, per esempio, durante un’intera puntata di Porta a porta. Con tacchi a spillo e gambe accavallate quel tanto che.

All’Espresso non perdono tempo e, pochi giorni dopo, pubblicano – su un’intera pagina – una eloquente foto scattata sotto gli occhi di Vespa. È a questo punto che, allora, interviene l’inviata della Stampa, Stefania Miretti: ha l’incarico di trascorrere un’intera giornata con la signora Brambilla, e la descrizione della presidentessa comincia alle 7 del mattino, all’aeroporto di Linate. Con la Brambilla che fuma una sigaretta appoggiata a un vaso di fiori: e, anche qui, con la gonna stretta che va su, un po’ troppo su. Esattamente come, racconta Gad Lerner su Vanity Fair, capitò davanti ai suoi occhi, a Milano, a un convegno. «Si mette comoda, tira su la stoffa, e per l’intera durata della convention lascia che i nostri sguardi vadano fin oltre il pizzo nero delle autoreggenti…».

Direte, va bene: ma queste chiacchiere, con la politica, non c’entrano. E invece no, forse un pó c’entrano. Perché quanto può essere nuova, moderna e sorprendente una donna che ancora sembra affidare alle autoreggenti il suo messaggio di fascino? Le autoreggenti sono vecchie, sono anni Ottanta, sono Prima Repubblica. Meglio le “parigine’ allora. 0 il reggicalze. Un classico democratico.

(da “Io Donna”)


“TERZA PAGINA” – Una favola breve di Luigi Lunari

Luglio 11, 2007

Luigi_lunari_2 Ricevo dall’amico Luigi Lunari questo prezioso cadeau. Una favola moderna, alla quale ognuno potrà attribuire la morale che crede, se crede. Io, per anni, ho lavorato IN o PER la pubblicità, con un certo pudore. Negli anni della “Milano da bere” per molti gasatissimi yuppies la pubblicità era un traguardo. Per me, e per tanti amici non gasati, è stata una fase interlocutoria, della serie “fare la pubblicità è pur sempre meglio che lavorare”. Mi onoro di aver fatto parte di questa scuola di pensiero insieme a personaggi della statura e della modestia di Sandro Baldoni, di Lele Panzeri, e di altri che sarebbe troppo lungo elencare, coi quali ho condiviso l’idea che, qualora le zie avessero chiesto alle mogli “che lavoro fa tuo marito”, la risposta avrebbe dovuto essere: “Il Ragioniere”. Forse è per questo che ho ricevuto con un sorriso di gratitudine questo racconto breve dell’amico Gigi.

 

“…ORE 5,59 DEL MATTINO…”

PROLOGO

Erano le 5.59 del mattino di un giorno qualsiasi quando il Padreterno, schioccando il pollice e il dito medio della mano destra, abolì d’un tratto la pubblicità. La abolì in fatto ed in diritto, sopprimendone la presenza perfino come lemma dai dizionari, che passarono così direttamente da “pubblicare” a “pubblico”, saltando “pubblicità”, “pubblicitario”, “pubblicizzare” e derivati.

ATTO PRIMO

Già un minuto dopo, infatti, i primi tram in uscita dalla rimessa si presentarono puliti e riconoscibili: tutti eguali nella loro tinta verde, le fiancate sgombere da ogni immagine di automobili o di spiagge esotiche, le porte ben visibili anche di primo acchito, i finestrini perfettamente trasparenti.

La novità dilagò a macchia d’olio, e tutti ebbero subito mille occasioni per rendersene conto. I giornali uscirono senza i paginoni variopinti su questo o quel supermercato, e senza pezzetti di carta colorata impiastricciati sulla prima pagina; i canali televisivi passarono da un programma all’altro senza l’insistente stillicidio degli spot su cellulari o dentiere; e – come sarebbe apparso chiaro nel prosieguo della giornata – senza interrompere film e dibattiti con sperticati elogi di computer o marche di birra. E anche su internet – per quanti lo aprirono già di prima mattina – le “home pages” apparvero limpide e chiare: senza il grandinare di messaggi in movimento, di intrusioni ammiccanti, di inviti a cliccare questo o quello, di filmati gracchianti e ineliminabili.

La stessa rivoluzione si verificò nelle strade. Nessuna gigantografia sui muri delle case, a pubblicizzare film storici o concerti rock, niente manifesti a conclamare svendite e liquidazioni; niente cartelli ai margini delle autostrade… Perfino i supermarket, fino al giorno prima così prodighi di aggressivi consigli per gli acquisti, apparivano rilassati e rispettosi. Il cliente entrava, si aggirava tra gli scaffali dove in bell’ordine erano disposti dentifrici, merendine, confezioni di pasta e di biscotti, scatolette di tonno e di sardine: tutti in serena attesa, senza vantare le proprie superiori qualità con chiassosi cartelli di stile fumettistico, senza gareggiare in sconti, in metàprezzi, in offerte speciali… Liberati dai costi della pubblicità, tutti i prodotti erano sensibilmente scesi di prezzo. Il consumatore – non più distratto da eccitanti immagini femminili che gli garantivano la superiorità di questi o quei maccheroni – sceglieva liberamente, grazie anche al passa-parola dell’esperienza altrui. Spendeva meno, sceglieva meglio, sfuggiva alle tentazioni degli acquisti inutili, cessava di ingombrare il frigorifero di cibarie destinate alla spazzatura, e gli armadi di top e di short che passavano di moda con la stessa velocità con cui erano state imposti. Il mondo senza pubblicità era decisamente più bello e rilassante.

Tuttavia…

ATTO SECONDO

…tuttavia, la trasformazione ebbe un suo alto, drammatico prezzo in un immediato aumento della disoccupazione. Agli ingressi della metropolitana – per esempio – si trovarono immediatamente disoccupati i ragazzi che distribuivano giornali gratis con sunti di notizie politiche e con i gossip del giorno. E cinque metri più in là, si trovarono altrettanto disoccupati gli spazzini incaricati di raccogliere i giornali che in quei cinque metri i frettolosi passanti avevano letto e subito gettato. Persero il lavoro anche i giornalisti e i tipografi che quei giornali avevano composto fino al giorno prima, e che si reggevano naturalmente sulle inserzioni pubblicitarie. E dietro si trovarono senza lavoro, nelle aziende di pubblicità, le fitte schiere di quanti vi lavoravano: art director, chief executive, copywriter, account, production manager, creativi, grafici, planner, fotografi, impaginatori, stylist… Chiusero i battenti gli studi radiofonici, cinematografici e televisivi che si pubblicità si nutrivano, e finirono in strada turbe di cameramen, fonici, modelle, parrucchieri, truccatori, agent press… Il problema si fece presto gravissimo, provocò interpellanze in Parlamento, agitò i sindacati, che a gran voce chiesero il riconoscimento di uno stato di calamità, e interventi governativi a difesa delle categorie. Timidamente, il ministro del commercio estero notò come sulla bilancia dei pagamenti avesse avuto un benefico impatto la minore importazione di carta, di colori, di materiale fotografico specializzato e costoso… ma si trattò di poco più che uno stuzzicadenti opposto a un’inondazione. L’entità del fenomeno fece salire la percentuale dei disoccupati ai valori massimi degli ultimi cinquant’anni; ci furono disordini che spesso degenerarono in gratuite violenze, l’opposizione gridò allo scandalo, il governo restò in carica solo perché nessuno voleva ereditarne la patata bollente. Mai, nella storia della repubblica italiana, si era verificata una situazione tanto minacciosa per l’ordine pubblico.

Tuttavia…

ATTO TERZO

… tuttavia, il minor costo di ogni prodotto commerciale – non più gravato dagli investimenti pubblicitari – fece aumentare in misura considerevole il risparmio delle famiglie. Al momento della dichiarazione dei redditi, ogni capofamiglia notò che quell’anno si era speso meno, e che il bilancio si chiudeva con un attivo assolutamente impensabile in passato. Le minori spese resero più facile al contribuente una più onesta dichiarazione fiscale, dalla quale risultava peraltro una maggiore possibilità contributiva. Le tasse aumentarono, ma – tutto sommato – in misura minore di quanto non fossero diminuite le spese: e con immediati, benefici effetti. Lo Stato vide crescere le entrate, il governo fu in grado di allentare i cordoni della borsa, e di rispondere positivamente alle richieste dei vari i ministeri e dei vari enti pubblici locali, fino a quel momento costretti a faticose acrobazie di bilancio e a ridurre all’osso il personale. Grazie alle nuove disponibilità economiche i tribunali poterono finalmente colmare i vuoti di organico, ed assumere i cancellieri e gli stenografi necessari alla normale attività processuale; le università riaprirono i concorsi, le scuole onorarono le cattedre, gli ospedali ovviarono alla cronica carenza di infermieri, le municipalizzate d’ogni tipo e dimensione allargarono le assunzioni molto al di là delle solite clientele di raccomandati…. Agli orfani della pubblicità (art director, creativi, modelle, parrucchieri…) non fu difficile trovare lavoro e nuove mansioni nella situazione che si era andata creando. La tensione sociale si allentò, le manifestazioni di protesta cessarono, la vita sembrò davvero migliorare: scuole più efficienti, magistratura meno lenta, perfino infermiere più carine, grazie alla nuova utilizzazione di modelle e veline in un lavoro di cui esse avvertirono subito il minore stress, la ridotta pericolosità mediatica e un senso preciso di utilità per la collettività.

EPILOGO

Tutto prese subito una via più seria e appagante. Il Padreterno guardò giù, si compiacque, e pensò: “Ma perdio, non potevano arrivarci da soli?”

Luigi Lunari

Luigi Lunari, nato a Milano, dove vive da sempre, si laurea in legge, studia composizione e direzione d’orchestra. È stato anche giudice di pace. Si occupa di teatro in varie direzioni, dedicandosi per periodi di varia durata all’insegnamento universitario, alla saggistica, alla critica. Per più di vent’anni – dal 1961 al 1982 – collabora con Grassi e Strehler al Piccolo Teatro, esperienza dalla quale nascerà, nel 1991, il romanzo teatrale “Il maestro e gli altri”.

Svolge intensa attività di traduttore, e per l’editore Rizzoli sta traducendo l’intera opera di Molière, oltre a curare i volumi dedicati nella stessa collana a Goldoni. Vasta anche la sua attività saggistica, dedicata in particolare a Goldoni, Molière e Brecht.

Autore di notevole eclettismo, scrive fortunati originali televisivi (“Dedicato a un bambino”, “Accadde a Lisbona”,

“Le cinque giornate di Milano”) e una serie di commedie di deciso impegno civile e di satira politica, quasi tutte ispirate alla realtà sociale italiana: da “Tarantella con un piede solo” a “Non so, non ho visto, se c’ero dormivo”, da “I contrattempi del tenente Calley” a “L’incidente”, “Il senatore Fox”, “Sogni proibiti di una fanciulla in fiore”, “Nel nome del padre”, “Tre sull’altalena”.